Piccozza per tecnica di progressione a trazione Charlet Moser

AUTORE:
Charlet Moser ( Produttore )
DATA:

[1970-1973 circa]


Piccozza Charlet Moser Made in France" predisposta per tecnica di progressione a trazione, con manico metallico e rivestimento in gomma, usata da "Y. Seigneur".

La piccozza è un attrezzo alpinistico utilizzato per la progressione e l'assicurazione su neve o ghiaccio. La piccozza può essere considerata l'evoluzione del bastone da montagna (noto anche come alpenstock o bastone ferrato perché presenta una punta nell'estremità inferiore) da una parte e dell'ascia dall'altra. Infatti le guide che accompagnavano i primi alpinisti agli inizi del 19. secolo per poter superare ripidi pendii di neve dura o ghiaccio utilizzavano delle normali asce per scavare delle tacche (gradini) ove poter appoggiare i piedi con relativa sicurezza. Ben presto comunque il manico dell'ascia si allunga e si dota di una punta per poter surrogare il bastone ferrato e la lama si specializza dividendosi in una becca, adatta ad essere piantata nel pendio di ghiaccio per rendere più sicura la progressione ed una paletta utilizzata per scavare i gradini. Fino agli anni settanta fu costruita in legno (per il manico) e in acciaio. Ora il legno è stato sostituito da acciaio o alluminio ma soprattutto l'attrezzo si è specializzato secondo l'uso: le piccozze per alpinismo o scialpinismo sono caratterizzate da una forma molto simile a quella delle prime piccozze e puntano specialmente alla leggerezza mentre quelle per l'arrampicata su ghiaccio (es. cascate di ghiaccio) presentano una manico curvo, la becca molto inclinata verso il basso (e spesso intercambiabile in funzione del tipo di ghiaccio). Possono essere prive di paletta ed avere al suo posto una massa battente per piantare i chiodi (piccozza-martello, di solito utilizzata in coppia con una piccozza con paletta). L'evoluzione della forma della piccozza si accompagna con quella della tecnica di progressione che a partire dagli anni settanta ha visto la diffusione della progressione frontale o piolet-traction per l'arrampicata su ghiaccio. Riferimenti bibliografici: - Alpinismo su ghiaccio e misto / [testi, disegni e foto Scuola centrale di Sci alpinismo e Scuola centrale di Alpinismo] 2. ed. - Milano : Club alpino italiano. Commissione centrale delle pubblicazioni, 2011.

Yannick Seigneur (1941-2001), francese, durante gli studi d'ingegneria a Lione, si avvicinò alla montagna fino ad avere al proprio attivo circa 500 nuove ascensioni nelle montagne del Vercors, della Chartreuse, nel gruppo del Monte Bianco e in Himalaya. Partecipò anche a spedizioni nel Sahara e nell'America del Sud. Nel 1966 fu al Nevado Huascarán (Perù, 6768 metri), di cui salì la parete Nord. In seguito si recò in Brasile, dove aprì alcune belle vie nuove. Dall'8 al 15 febbraio 1967, la prima assoluta e invernale della diretta della Nord dei Dru con Claude Jager, Michel Feuillerade e Jean-Paul Paris; dal 21 al 26 dicembre 1972, la prima ascensione invernale della Cresta integrale di Peutérey, nel Monte Bianco. Ma il nome di Seigneur rimane soprattutto legato alla spedizione nazionale francese, diretta da Robert Paragot, sul Pilastro Ovest del Makalu (Nepal, 8481 metri). Si trattò di una delle primissime ascensioni a montagne di 8000 metri compiute lungo un itinerario dalle caratteristiche decisamente alpine, quindi con difficoltà eccezionali. La vetta fu raggiunta proprio da Seigneur e Bernard Mallet, alla fine di una lotta durissima e di un lungo assedio. In seguito Seigneur salì altri cinque "ottomila" (K2, Everest, Nanga Parbat, Broad Peak e Gasherbrum II), alcuni senza ossigeno (http://www.treccani.it/enciclopedia/yannick-seigneur_%28Enciclopedia-dello-Sport%29/). Tra i suoi libri: - Le ciel à pleines mains / Yannick Seigneur. - Paris : Flammarion, 1986; - À la conquête de l'impossible / Yannick Seigneur. - Paris : Flammarion, 1976."

SOGGETTO

Alpinismo, Seigneur, Yannick <1941-2001>, Attrezzature, Piccozze

DESCRIZIONE FISICA

1 piccozza 65,5 x 27 cm

DOMINIO

Manufatti (in generale)

NUMERO DI INVENTARIO

OG854

LUOGO DI CONSERVAZIONE

Museo Nazionale della Montagna - CAI Torino

CATALOGATO DA

Museo Nazionale della Montagna - CAI - Torino